domenica, settembre 11, 2016

ventimiglia mentre si celebra l'11 settembre negli stati uniti /’No Borders’, di Haider Rashid con Elio Germano vince il Premio MigrArti come Miglior Documentario/






13 settembre forza forza 



la differenza tra quando anni fà andai con sprofondoimperia in kosovo .. e l'esperienza dei viaggi.. fino a ventimiglia e diversa... anche ora mentre guardo in tv mission impossibile.. il mio pensiero è ai pasti sugli scogli... di ventimiglia...  a quando pulivo i piatti.. o scaricavo roba per i migranti... per è questo quello che si faceva nel campo di ventimiglia... e che devo dire ... pentirmi di aver viaggiato fino a ventimiglia.. come quando a fare animazione a priluzje nel enclave serba..  la vita continua? no non penso... nulla per me è normale.. o normalità ... perchè son cose che ti restano.... come deve restare l'impegno dei no borders... di ventimiglia  



se per voi statunitensi è un giorno di lutto ... lo è pure per me.. ma penso cari statunitensi... sia ora che diciate a trump o la clinton ... STOP WAR... STOP... WAR ... CMQ IL 16 ANDATE ANCHE ALLA TALPA E L'OROLOGIO...  ventimiglia sia movida e vida e multietnica.... e cmq daje .. daje MOVIDA NEL PONENTE IN TUTTO IL PONENTE ..

E PER ME RESTA IL SAVE ARCI BRITXON ALASSIO 


ventimiglia ... 
mentre si celebra l'11 settembre negli stati uniti ... causa di molte mgrazioni .. la situazione a ventimigli tace.... e tace... e tace... e tace... perchè il conflitto etcnico.... tra medio oriente e occidente è iniziato li 11 settembre... 2001.... ventimiglia è una citta di confine che dovrebbe accogliere i migranti.. essendo città di confine.. un confine che però deve essere pacifico... in questi mesi ho immaginato una ventimiglia accogliente coi migranti... non una ventimiglia che non vuole chi migra... e si lamenta di soli 500 migranti.. perchè i numeri erano di soli 500 max 700... prima messi nella chiesa... poi trasferiti al roya... per poi trasferirli al sud... per non dire delle lamentele di giugno a roverino... ma analoga situazione e a como...
mentre ieri giravo nelle vele d'epoca e facevo foto da appassionato di vele il mio pensiero era ed è a ventimiglia... cmq si deve valorizzare ogni posto.. sinceramente ... se da qui andranno via le vele ci perderà una città.. il mio sogno in questo 11 settembre 2016.. bhe ovvio la fine dei conflitti in siria .. principalmente... la fine di ogni razzismo... su chi non possibilità di pensiero... e movimento.. vedendo quello che ho visto in questi mesi a ventimiglia.. prima alla chiesa poi al roya.. ho visto tanta e troppa diffidenza sui migranti... e mi è dispiaciuto molto... ma davvero tanto... da circa una settimana scrivo #savearcibrixton... che a dato molto per ventimiglia... vestiti cibo... perchè ricordiamo... che fuori dal campo della croce rossa c'è il divieto di dare da mangiare a chi a fame.. a chi vuole ... solo dormire .. vestiti buoni.. e poi ripartire... penso che si debba aiutarli i migranti.. a migrare.. e convincere la francia a farli entrare  il 11 settembre 2016 voglia essere un auspicio.. di donare più spazi sociali ai giovani.. e più possibilità di dibattito.. la dove 60 fogli di via non possono più dire la propria 



la gente a diritto di parola  





buona visione e forza camalli portuali di

 imperia





liberta di espressione

'No Borders', di Haider Rashid con Elio Germano vince il Premio 



Il documentario breve No Borders, diretto daHaider Rashid e con Elio Germano, primo film italiano girato in realtà virtuale a 360 gradi, ha vinto il Premio MigrArti come Miglior Documentario alla Mostra del Cinema di Venezia. La giuria, presieduta dal regista Ferzan Özpetek e formata da Enrico Magrelli, critico cinematografico, Mauro Valeri dell’Unar, Paolo Masini del MiBACT e il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, ha scelto per questa prima edizione del Premio tra le 16 produzioni vincitrici del bando “MigrArti”, promosso e finanziato dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Il bando è stato ideato quest’anno per la promozione di progetti cinematografici, tra corti, docufiction e documentari che hanno contribuito alla valorizzazione delle culture delle popolazioni immigrate in Italia, nell’ottica dello sviluppo, del confronto e del dialogo interculturale. No Borders è stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia in corso, nell’ambito delle Giornate degli Autori. Girato, tra il “Centro Baobab” di Roma autogestito dai cittadini romani (sgomberato nel dicembre 2015 dalle forze dell’ordine) ed il “No Borders” di Ventimiglia, (sgomberato anche questo di recente), il film usa la realtà virtuale come uno strumento per immergersi nella vita dei centri di accoglienza ed offrire un punto di vista diverso da quello dei media tradizionali grazie all’annullamento delle distanze. “Elio Germano fa da collante a questo percorso – dice il regista - portando il suo sguardo di attore ed attivista, capace di empatizzare con la storia dei migranti e di farli sentire a proprio agio in un dialogo che ci racconta non solo la loro storia, ma anche quella dei Paesi che abbandonano”. Il progetto, prodotto da Radical Plans, Gruppo Cadini e Gold (azienda attiva nel settore del marketing non convenzionale e della moda) ha ricevuto il supporto del bando MigrArti del MiBACT. Alle Giornate degli Autori tutto questo è stato visto indossando lo schermo-maschera che permette di guardare da vicino la realtà dei migranti interagendo con essa in un modo mai sperimentato prima. 10 visori di realtà virtuale Gear VR operati dalla ETT S.p.A., tra i leader italiani nel settore. Grazie a una tecnologia rivoluzionaria, ma sempre più rapidamente diffusa (tanto che grandi festival come Sundance riservano a questo cinema uno spazio particolare e un “assaggio” è stato anche in programma alla Mostra), il “punto di vista” diviene esperienza globale, realtà virtuale ma anche immagine reale. “La forza rivoluzionaria di questo straordinario cortometraggio – dice Giorgio Gosetti – sta nel fatto che la tecnologia più moderna sia stata messa al servizio del dramma più antico, il dramma dell’esilio, dell’essere migranti, del cercare una nuova patria quando quella vera è perduta, forse per sempre. La generosità di un attore famoso come Elio Germano, la forza delle parole e della visione, la partecipazione di regista, produttore, tecnici, fanno di questo evento alle Giornate degli Autori una vera e propria bandiera”. La tecnologia usata per No Borders infatti permette agli spettatori di empatizzare in modo non banale e superficiale con i migranti. L’autore del progetto Haider Rashid, regista fiorentino di origine irachena, è un italiano di seconda generazione, quella di cui nei nostri telegiornali si parla con tanto allarmismo. Elio Germano, attore di professione, attivista sociale per passione, è il narratore che, andando oltre la propaganda politica di sfruttamento del fenomeno migratorio, ci porta nel mondo di No Borders. Un film che torna a parlare di guerra, della fuga e dell’accoglienza come necessaria conseguenza. "Il mio percorso personale e professionale mi spinge a lavorare con uno sguardo che tende alla visione di un’Italia del futuro, in cui l’accoglienza fa parte di un percorso verso una multiculturità che da anni aspettiamo," dichiara Rashid. Haider, regista concentrato sull’aspetto migratorio e meticcio dell’Italia, torna sul tema dopo Sta per piovere (2013), il primo film italiano sullo ius soli.
Le Giornate degli Autori – Venice Days, sono una sezione indipendente della 73 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, promossa da ANAC e 100autori. Main Sponsor: Direzione Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, BNL Gruppo BNP Paribas. Creative Partner: Miu Miu. Partner: SIAE, Sub-ti, Premio Lux del Parlamento Europeo. Partner Tecnici: Frame by Frame, I-Club, L’Eco della Stampa, Europa Cinemas, Cinecittà News, Cineuropa.
" bella li dai












STORIE DA VENTIMIGLIA
di Alessandra Governa
“Ma se piove, come fanno?”
E. ha diciannove anni, un affitto già pagato a Bologna per iniziare la facoltà di antropologia e la consapevolezza che i soldi di quell’affitto li ha buttati, almeno per settembre, perché rimarrà ancora a Ventimiglia.
I suoi compagni le consigliano di tagliarsi la lunga treccia troppo connotabile e la prendono in giro per il marcato accento bergamasco che lei pensa di non avere. O, almeno, non così tanto.
E. È PREOCCUPATA DELL’IMPATTO DEL PREVISTO PEGGIORAMENTO DEL METEO SUL PONENTE LIGURE SULLA SISTEMAZIONE DEI MIGRANTI CHE NON SONO OSPITATI O ALL’INTERNO DEL CAMPO DELLA CROCE ROSSA O ALLA PARROCCHIA DI SANT’ANTONIO. SIAMO SEDUTE AL PARCO E MONITORIAMO LA PRESENZA DI MIGRANTI CERCANDO DI CAPIRE SE ABBIANO BISOGNO DI INFORMAZIONI O ALTRO TIPO DI SUPPORTO.
Qualche ora prima, E. e i suoi compagni hanno incontrato un ragazzino afghano e la versione dell’adulto che era con lui non li ha convinti per niente. Avrebbero voluto avere quelle competenze linguistiche e quella confidenza necessaria per riuscire a convincerlo a farsi ospitare alla Parrocchia.
Ma l’urdu è ostico, almeno quanto un minore che presumibilmente è partito da solo dall’altra parte del mondo.
Fortunatamente non pioverà, né la notte né i giorni successivi. E fortunatamente al campo della CRI sono aumentati i moduli abitativi e sono comparse le tende da campo così che nessun migrante sarà più costretto a dormire su una brandina sotto il cavalcavia.
In tre settimane ho conosciuto tanti volontari e operatori impegnati con dedizione nelle varie fasi dell’accoglienza qui al confine, ma mi mancava una come E., con la verve e lo sguardo ancora limpido sul mondo.
E., COME GLI ALTRI COMPONENTI DEL GRUPPO QUASI TUTTI LOMBARDI CHE INCONTRO IN QUESTO SCORCIO FINALE DI PERMANENZA AL CONFINE, FA PARTE DEL PROGETTO 20K, “GRUPPO DI DONNE E UOMINI CHE CREDONO NEL DIRITTO ALLA LIBERA CIRCOLAZIONE PER OGNI ESSERE UMANO, NELLA RESPONSABILITÀ DI TUTTE E TUTTI NELL’ESSERE SOGGETTI ATTIVI PERCHÉ QUESTO DIRITTO POSSA ESSERE GARANTITO E LA SUA CONQUISTA SUPPORTATA”.
Il come fare, in questi giorni, è semplice: preparando quotidianamente cibo da consegnare ai migranti in transito per la città.
La distribuzione di cibo è però vietata da più di una settimana da un’ordinanza del sindaco, ordinanza che di per sé non è più una notizia (un provvedimento analogo era già stato preso l’anno scorso) ma che ai 20k e non solo (altri cittadini, privati o organizzati, italiani e non) proprio non va giù.
“Non è giusto che io abbia paura della polizia se dò da mangiare. Non faccio niente di male. Certo, è vero, anche che un foglio di via non serve a nessuno.”
La preparazione del cibo occupa buona parte della giornata. Una volta pronto, viene suddiviso in vaschette di alluminio dotate di forchetta e poi consegnato ai migranti incontrati per strada o nei ritrovi informali.
“CUCINIAMO PERCHÉ È PIÙ SOSTANZIOSO. I RAGAZZI COSÌ MANGIANO PRIMA DI PARTIRE, NEL CASO VOGLIANO PROVARE A PASSARE IL CONFINE” RISPONDONO IN CORO LE RAGAZZE CHE HO ACCOMPAGNATO NEL GIRO DISTRIBUTIVO IN MACCHINA. DUE DAVANTI E TRE DIETRO, BORSE FRIGO ANONIME PER CONSERVARE LE VASCHETTE E PER RENDERLE INVISIBILI FINO ALL’ULTIMO.
Non panini o scatolame anche se sicuramente più comodi, veloci o meno ingombranti. “Così almeno un pasto lo fa anche chi è appena arrivato e vuole ridurre al minimo la permanenza in città.”
Oggi abbiamo riso e ceci. In macchina l’odore si spande nonostante i finestrini aperti.
La distribuzione è per forza veloce, meno si dà nell’occhio meno si mette in difficoltà il progetto e soprattutto il migrante. Veloce sì, ma non anonima.
“Dare il cibo è un modo per parlare almeno un minuto con chi lo riceve. È dirgli che non è solo.” È anche un modo per provare a raccogliere qualche informazione di base: provenienza, età, destinazione.
La lingua è un ostacolo anche se nel gruppo c’è chi parla arabo perché tanti dei migranti parlano solo tigrino o amarico. Ma il gesto, se ripagato con un sorriso, come ci è capitato questa sera, vale più di mille parole. E di mille paure. Non facciamo nulla di male.
In effetti, se penso alla dedizione con cui si preparano i pasti all’interno della Parrocchia di Sant’Antonio, alla collaborazione fatta necessariamente di gesti mimati (tagliare, lavare, mescolare, scolare) che si è instaurata tra il cuoco e le ragazze che a turno lo aiutano, al gusto di mangiare insieme, in una tavolata unica; se penso alla generosità delle persone nel donare cibo utile per i pasti, al tempo dedicato dai volontari e all’attenzione a soddisfare anche in cucina le culture di appartenenza differenti, ecco faccio fatica a pensare che ci siano un luogo e un modo di dare cibo che siano vietati. E non mi riferisco al rischio (possibile ma non probabile) di un’intossicazione alimentare o a un problema di igiene e sicurezza pubblica, quanto all’uso collettivo di buon senso (civico).
Si illuminano gli occhi di E. e delle altre solidali quando mi raccontano anche della colazione.
“IERI ABBIAMO DISTRIBUITO PANE E MARMELLATA. NON È BELLO SVEGLIARSI E VEDERE CHE QUALCUNO TI HA PREPARATO QUALCOSA, CHE HA PENSATO A TE?” NON FA UNA PIEGA, ANCHE SE NORMALMENTE IL PANE E MARMELLATA SONO SOSTITUITI DA UN PIÙ PRATICO SACCHETTO CON BISCOTTI E SUCCO DI FRUTTA.
Il “problema” è che i migranti stanno calando di numero. Il piano di alleggerimento della pressione su Ventimiglia annunciato dal Capo della polizia Gabrielli sta probabilmente cominciando a dare i suoi frutti. Pochissime le persone che si incontrano per strada.
Alle già tante persone fermate dalla géndarmerie francese in procinto di oltrepassare la frontiera (sia alta sia bassa) o alla stazione di Mentone, si aggiungono i migranti fermati direttamente sui binari o nel sottopasso della stazione appena giunti in città. Il dubbio è che – vedendo le prassi consolidate in altre zone d’Italia – oltre ai respingimenti, ai fermi e ai rastrellamenti in città, si siano intensificati e induriti anche i controlli nelle stazioni di partenza o di transito intermedio.
Il progetto 20k è bello perché è pratico, ha un inizio, una fine almeno teorica (almeno dichiarata alla pagina facebook) e una comunità alle spalle che raccoglie, sostiene, informa, finanzia. Una comunità eterogena, appunto, in cui le appartenenze non sono il filtro attraverso cui collaborare o meno. O almeno non sono l’unico filtro.
“Si perdono tante risorse a non collaborare. Risorse di tempo, soldi, competenze. Tutti potremmo fare il nostro pezzetto.” Non quindi contro, ma con il territorio e i suoi attori. Un po’ complicato per chi viene comunque etichettato come antagonista e socialmente pericoloso.
“Ma voi, come fate a reggere tutto questo schifo?”
È sempre E. che parla e si rivolge alle sue due compagne. B. guida, nella vita vuole costruire ospedali nel sud del mondo (insomma, non una qualunque), M. è la “grande” del gruppo, visione politica lucida e modi a metà tra mamma – amica e leader autorevole. Quando parla di Gaza si emoziona, quando vede un’ape si agita.
È DOMENICA MATTINA, STIAMO SALENDO VERSO LA FRONTIERA ALTA, DESTINAZIONE IL BAR VICINO A UNA CASERMA GIÀ IN TERRITORIO FRANCESE. QUATTRO AMICHE IN VACANZE CHE A FURIA CAFFÈ E BICCHIERI DI ACQUA VEDONO SFILARSI DAVANTI UN NUMERO IMPRECISATO DI CAMIONETTE E MACCHINE DI CARABINIERI, POLIZIA E GUARDIA DI FINANZA A PROTEZIONE DI UN PULLMAN DI RIVIERA TRASPORTI PIENO PER METÀ DI FORZE DELL’ORDINE E PER METÀ DI MIGRANTI.
“Nemmeno fossero assassini”. I migranti sono seduti nella parte in fondo del pullman, su sedili ricoperti di sacchi di plastica.
Guardiamo incredule. Parlare di deportazioni se non le vedi, se non scorgi gli sguardi persi da dietro un vetro in movimento, è inutile.
Rimaniamo con l’amaro in bocca davanti al bellissimo panorama di Mentone che ci si stende davanti. Rimaniamo con l’amaro in bocca perché per quante foto o telefonate possiamo fare, questa cosa non la fermiamo e non la cambiamo. Il pullman e la sua scorta arriveranno presumibilmente all’aeroporto di Genova. Da lì le destinazioni più gettonate sono la Sardegna e Taranto. Mete lontano dal confine. Per alleggerire.
Come fate a reggere tutto questo schifo? Non ho mentito, quando dicevo che non si impara, anche se si sa che non tutto dipende da noi. Anche se si sa che tra il salvare il mondo e il cinismo e l’indifferenza c’è un abisso. Si sa, ma non ci si abitua mai.


fonte

L'obbedienza non è (sempre) una virtù | Q CODE Magazine








forse ci vorrebbe ... un don milani per i migranti o per gli italiani poveri... perchè a ventimiglia  c'è ne eccome di poveri... gente che non arriva a fine mese...  e inutile dire che la vita ti insegna che lottare serve.. e aiuta... quello  che imparato viaggiando per andare a ventimiglia.. e che la città è molto bella... balzi rossi sono una perla di ventimiglia... ma quello che vorrei la gente di ventimiglia capisse.. e che i migranti vanno capiti... non ignorati... non emarginati... forse  da gente come don milani... questo si dovrebbe imparare in questo 11 settembre .... imparare ad non isolare le voci diverse.. imparare a combattere assieme.. per il bene comune... che è vivere assieme il mio 11 settembre è la speranza che la gente di ventimiglia smetta di credere alle bugie di salvini... ma viva con la sua testa 




e forza arci camalli ...





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